UNA VERONICA VAGANTE È PARTITA.

Partita e arrivata.

Per la prima volta mi sono sentita una vera viaggiatrice.
Metterci più di due o tre ore ad arrivare e avere varie tappe prima di raggiungere la destinazione mi ha fatto sentire in una maniera diversa dal solito, in un modo che non avevo mai provato.
Qualche mese fa ho cominciato a leggere la storia di Claudio Pelizzeni, e non riuscivo esattamente a capire il perché della sua decisione di intraprendere un viaggio senza usare voli aerei.
Due aerei e un viaggio di otto ore in autobus dopo, posso dire di averne, almeno in parte, capito il motivo.

IMG_7011

Read this post in English: A Wandering Veronica has left.

La mia partenza è cominciata alle quattro di una domenica mattina, quando di corsa ho preso la valigia ed è cominciata la corsa verso l’aeroporto (di Bergamo, non esattamente vicino a casa). Sono arrivata venti minuti prima che chiudesse il gate, e una bella botta di adrenalina di primissima mattina mi ha fatto fare uno slalom e superare i controlli di sicurezza.

Milano Bergamo – Madrid, e dopo un volo passato a chiacchierare con una ragazza spagnola, ero arrivata nella capitale.
Quella capitale che si era presa una parte del mio cuore tre anni fa e un altro pezzettino cinque mesi fa.
Con cinque ore a disposizione, ho cominciato a girare in cerca di una bottiglia d’acqua. Ma la domenica quasi tutto è chiuso, anche nella capitale.
Gli unici sempre presenti sono i testimoni di Geova, e c’è chi chiacchiera con i vecchietti e chi, come me, si mette a discutere con loro dopo aver chiesto dove potessi comprare una bottiglietta. Pur sempre un po’ di pratica, no?

La seconda tappa a Madrid, ovviamente, non poteva che essere al Prado. L’unica persona a girare con i pantaloncini corti ma gli scarponi ero sicuramente io, ma me lo sono goduta come non mai. Anche se quello che ha vinto quel giorno è stato un signore giapponese che, in fila per entrare al Prado, mi è finito addosso allo zaino. Da cinquanta litri. Completamente pieno. Color porpora. Solo lui poteva – e si è guadagnato tutte le mie risate!
Sono anche riuscita a salutare un’amica conosciuta a Venezia in Erasmus e poi di nuovo di corsa alla stazione sud per prendere il mitico Flixbus. Otto ore e mezza che mi aspettavo non sarebbero mai finite. Sono, invece, passate alla velocità della luce – un po’ grazie alle fermate ogni due ore, un po’ grazie a qualche film e Netflix (a proposito, Le Ragazze del Centralino è una serie che merita!).

IMG_6886

Arrivare a Terceira la mattina successiva è stato magnifico. Un volo intero sull’oceano, e poi i bellissimi e caratteristici terrazzamenti dell’isola.
Sull’isola gli autobus funzionano in un modo alquanto unico, e dopo essermi fatta a piedi dall’aeroporto a Praia da Vitoria (4 km circa, nulla di troppo difficile), ho sfruttato il miscuglio di spagnolo e portoghese che parlo, e sono riuscita a trovare l’autobus che mi portasse fino ad Angra.
E sorpresa! Appena scesa dall’autobus mi sono trovata davanti Taisuke, un ragazzo giapponese che avevo conosciuto in aeroporto, anche lui alla disperata ricerca di  un autobus. E dato che anche lui avrebbe avuto tempo in abbondanza prima di spostarsi, abbiamo passato un po’ di tempo insieme, alle informazioni turistiche e poi a pranzo.

Nina e Sergei, i proprietari del Banana Eco Camp, il posto in cui starò per almeno le prossime settimane, sono stati carinissimi e sono venuti a prendermi ad Angra. La biondissima e carinissima Janette ha chiacchierato con me, metà in inglese e metà in russo, fino a quando abbiamo raggiunto il Camp.

Due ettari di piantagioni, non solo di banane ma anche maracujà, mango, avocado, caffè, angurie… c’è veramente di tutto a circondare le cabine da due, tre e quattro persone, e le tende. Un posto davvero unico.
Con la mia parlantina ho conosciuto Denise, una ragazza svizzera ma portoghese qui in vacanza siamo andate all’esplorazione insieme.

Quello che abbiamo scoperto, però, ve lo racconto la prossima volta, che la storia si sta facendo troppo lunga.

IMG_7285

Hai domande? Lasciamele nei commenti, mi aiuteranno.

3 pensieri su “UNA VERONICA VAGANTE È PARTITA.

  1. Pingback: A Wandering Veronica has left. – Una Veronica Vagante

  2. Pingback: TERCEIRA – Azzorre – Una Veronica Vagante

  3. Pingback: Autunno 2018 – Ritorni, attese e cambiamenti – Giada's

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...