BANANA ECO CAMP e NUOVA AVVENTURA

Quando ho annunciato che sarei partita erano quattro settimane fa, e dopo una sarei partita.
Avevo già detto che i piani non erano chiari e che avrei deciso sul momento, passate tre settimane, cos’avrei fatto successivamente.
E le fatidiche settimane sono già scorse, ho cancellato giorni sul calendario e ho spento le mie ventuno candeline qui.
Ho raccontato proprio nell’ultimo post che ho passato molto del mio tempo tra le chiacchiere e le varie persone che si sono intercambiate qui al Banana Eco Camp, e ho pensato che condividere parte dell’avventura qui mi aiuterà a ricordare con il tempo la mia super esperienza.

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La vita nel camp è fatta di un andirivieni costante di persone.
Persone che viaggiano da sole, coppie, famiglie,
all’inizio del loro viaggio, a metà dell’avventura o alla fine, stremati dalle settimane di pura adrenalina.
Persone da ogni parte del mondo, con ogni tipo di storia e di valigia.

Persone così diverse che poi si ritrovano tutte attorno allo stesso falò e a mangiare alla stessa tavola.

La parola chiave del Camp è sicuramente la condivisione, non solo tra i vari ospiti, ma anche dei proprietari stessi, Nina e Sergei, due veri e propri personaggi nati in madre Russia e che hanno anche deciso di andarsene. Si sono conosciuti in Asia, è nato l’amore e dall’amore anche una piccola scimmiettina bionda e spumeggiante di energia. Dalla loro esperienza e dalle loro conoscenze hanno creato e gestiscono il camp, che non ha ancora raggiunto la sua struttura completa – cinque capanne da due persone, una per quattro su due piani, e una zona tende. Il tutto in mezzo a una piantagione di banane, con fiori di protea, frutti della passione, mango, avocado, caffè e chi più ne ha, più ne metta!

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E poi c’è stata Denise, la prima conoscenza al camp, con cui ho cominciato l’esplorazione dell’isola. Nata e cresciuta in Svizzera, ha i genitori portoghesi che durante la sua adolescenza sono tornati a casa.
Si sente svizzera, non portoghese. E come definirla, quindi?
Ma c’è effettivamente bisogno di decidere se è più portoghese o svizzera?

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Dopo di lei ci sono stati Cris e Giuditta, una coppia genovese che sprizzavano avventura da tutti i pori. Prima di mettersi insieme non avevano mai realmente viaggiato. Hanno, anzi, cominciato con il loro viaggio di nozze, un inizio col botto: viaggio per gli Stati Uniti di due mesi, senza aver pianificato nulla e una conoscenza rudimentale dell’inglese.
E qui sono stati in una tenda per cinque giorni, percorrendo l’isola interamente a piedi e con l’aiuto dei mezzi pubblici. Un’opera che, per chi non è mai stato qui, può sembrare riduttiva, ma vi assicuro non esserlo.
La sveglia alla mattina presto, uno scambio di sorrisi, una colazione veloce e poi via, a pianificare e a scoprire di giorno in giorno la meta successiva.

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E come dimenticare Patricia? Patricia con suo marito Jean Claude, un’allegra coppia francese, che come la maggior parte dei loro connazionali non parla inglese, ma, a grandissima sorpresa, lei se la cavava piuttosto bene con lo spagnolo. E ci siamo fatte conversazioni eterne mescolando allo spagnolo qualche parola inglese. Così, dopo i loro ben undici giorni qui al camp, lei è diventata una sorta di mamma francese.

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Con loro ci sono state anche altre due giovani coppie francesi. Una di ingegneri conosciuti su un sito di incontri, in cui lui, però, è un aspirante poeta nell’effervescente Parigi. E l’altra di due avvocati, con cui non ho potuto evitare di condividere opinioni e visioni sul mondo. Non riesco neanhe a ricordare com’è cominciato il discorso, ma abbiamo parlato di religione e spiritualità e di come gli estremi sono alla costante ricerca della purezza della società, inevitabilmente escludendo una grande parte della popolazione.

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Carina e Antonia, una coppia di amiche tedesche con cui mi sono presa cura di Nico, il piccolissimo gattino che abbiamo ritrovato qui al camp il giorno del mio compleanno. Un piccolino di una settimana che poi abbiamo deciso di dare a un rifugio, dove avrebbe avuto sicuramente più possibilità di sopravvivere. E insieme abbiamo condiviso le conversazioni con Joao, un uomo portoghese convinto che chi mangia carne è una persona disinformata. E mentre cercavamo di fargli capire che a volte le scelte sembrano fatte male ma restano pur sempre scelte, la sua compagna, Mariana, ci raccontava le sue avventure con workaway per il mondo. Ci hanno anche portate a una sagra con Emanuel, che dall’alto dei suoi 61 anni riempie ancora le piazze al ritmo di “Nos pimba”.

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Ma il momento per il super annuncio è arrivato.
Come ho detto anche all’inizio, le prime tre settimane che mi ero prestabilita sono corse via alla velocità della luce, e ho dovuto prendere una decisione.
Domani mattina sarò di nuovo su un aereo, e la super destinazione questa volta sarà sulla terraferma (amici veneziani, vi penso!):
Lisbona per cinque settimane.

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E poi?
Poi sarà una nuova sorpresa anche per me.

 

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